domenica 13 maggio 2012

sul counseling








Il termine counseling (o counselling) deriva dal latino consulere che può essere tradotto con "venire in aiuto","consigliarsi". Dall'inglese to counsel assume il medesimo significato.
Tuttavia la traduzione in italiano lo denuda della sua vera natura attribuendogli un significato che non gli appartiene.
In lingua italiana la parola counselor viene tradotta come consigliere.
Da questa errata trasposizione ne nasce una controversia che impedisce di cogliere la vera natura del counseling intesa come "relazione d'aiuto".
Il counselor non consiglia ma guida e sostiene il cliente in momenti di crisi con empatia, con rispetto. Sarà il cliente stesso a trovare l'interruttore che gli permetterà di accendere la sua luce interiore, di guardare alle cose con uno sguardo differente, intriso da quella consapevolezza che nasce dall'Interno e che nessun altro può donare, permettendogli di compiere in autonomia una scelta responsabile.

Come afferma Franco Nanetti in Counseling ad orientamento umanistico esistenziale :

Il counseling [...] é un processo dialogico attivo, caratterizzato su principi di empatia, autenticità,congruenza, tra un counselor e un cliente ( o più clienti in caso di counseling di coppia, familiare o di gruppo) che si trova in difficoltà e che porta implicitamente o esplicitamente una domanda di cambiamento.

p. 75


leggendo queste parole di José Saramago (La Caverna) mi è sembrato di ritrovare in esse il sunto di quello che un counselor non dovrebbe fare :

Autoritarie, paralizzanti, circolari, a volte ellittiche, le frasi a effetto, dette anche scherzosamente briciole d'oro. Sono una piaga maligna, tra le peggiori che hanno infestato il mondo. Diciamo ai confusi "Conosci te stesso", come se conoscere se stessi non fosse la quinta e più difficile delle operazioni aritmetiche umane; diciamo agli abulici "Volere è potere", come se le realtà bestiali del mondo non si divertissero a invertire tutti i giorni la posizione relativa dei verbi; diciamo agli indecisi "Comincia dal principio", come se quel principio fosse il capo sempre visibile di un filo male arrotolato che bastasse tirare e continuare a tirare per giungere all'altro capo, quello della fine, e poi, tra il primo e il secondo, avessimo tra le mani una linea retta e continua dove non c'era stato bisogno di sciogliere nodi, né di districare strozzature, cosa impossibile che accada nella vita dei gomitoli e, se ci è consentita un'altra frase ad effetto, nei gomitoli della vita.

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