martedì 8 maggio 2012

Patch Adam


Questo dialogo, trovato in rete, è tratto dal film Patch Adam.
Sebbene non riguardi il counselling é molto toccante per quel che riguarda il concetto di cura.


Adam: "Signore, può definire la parola cura?"
Giudice: "Certo.. definiamo cura l’attenzione data ad un paziente che richiede un intervento medico. Lei ha pazienti in cura signor Adam?"
Adam: "Io convivo con numerose persone che vanno e vengono liberamente alle quali offro il mio modesto aiuto."
Giudice: "Signor Adam, ammette o non ammette di prestare cure a pazienti nel suo ranch?"
Adam: "Chiunque venga al mio ranch è un paziente, si.
E qualunque persona venga al ranch è anche un medico.
Ogni persona che venga al ranch e necessiti di un aiuto fisico o mentale in qualunque forma è un paziente, ma nello stesso tempo, ogni persona che venga al ranch e si incarichi di prendersi cura degli altri che sia cucinare per loro, lavarli o anche semplicemente ascoltarli, ecco che diventa un medico. Uso il termine in senso lato signori, ma un medico non è qualcuno che aiuta qualcun altro? Quando il termine medico ha preso un eccezione referenziale? A che punto della storia un medico è diventato più di un fidato e dotto amico che visitava e curava gli infermi? Voi mi chiedete se esercito la medicina..se questo significa aprire la porta a chi ha bisogno, a chi è sofferente.. accudirlo, ascoltarlo e mettergli un panno freddo in fronte, finché la febbre non si abbassa, se è questo fare il medico, se è questo curare un paziente allora mi dichiaro colpevole signori."
Giudice: "Ha considerato le implicazioni del suo modo di agire?Se uno dei suoi pazienti morisse?"
Adam: "Che cos’ha la morte che non va? Di cosa abbiamo così mortalmente paura? Perché non trattare la morte con un po’ di umanità e dignità e decenza e dio non voglia perfino di umorismo. Signori il vero nemico non è la morte. Vogliamo combattere le malattie? Combattiamo la più terribile di tutte..l’indifferenza. nelle vostre aule ho assistito a disquisizioni sul transfert e la distanza professionale. Il transfert è inevitabile signore. Ogni essere umano ha un impatto su di un altro. Perché vogliamo evitarlo in un rapporto paziente medico? È sbagliato quello che insegnate nelle vostre lezioni, la missione di un medico non deve essere solo prevenire la morte ma anche migliorare la qualità della vita. Ecco perché se si cura una malattia o si vince o si perde.. se si cura una persona vi garantisco che in quel caso si vince qualunque esito abbia la terapia. Qui vedo oggi un’aula piena di studenti di medicina. Non lasciatevi anestetizzare, non lasciatevi intorpidire di fronte al miracolo della vita. Vivete sempre con stupore il meraviglioso meccanismo del corpo umano. Questo deve essere il fulcro dei vostri studi e non la caccia ai voti che non vi daranno alcuna idea di che tipo di medico potrete diventare. E non aspettate di essere in corsia per acquistare la vostra umanità, sviluppate subito la capacità di comunicare. Parlate con gli estranei, con gli amici, con chi sbaglia numero.. con chi vi capita! E coltivate l’amicizia di quelle stupende persone che vedete in fondo all’aula, infermiere che possono insegnarvi, stando con la gente tutti i giorni, tra sangue e merda e hanno un patrimonio di conoscenza da dividere con voi e così fate con quei professori che non sono morti dal cuore in su. Condividete la passione che hanno, fatevi contagiare, signore io voglio fare il medico con tutto il mio cuore! Io volevo diventare medico per assistere il mio prossimo.. e per questo motivo ho perso tutto..però così ho anche guadagnato tutto: ho condiviso le vite dei pazienti e del personale dell’ospedale. Abbiamo riso insieme e pianto insieme. Questo è ciò che voglio fare nella mia vita. E Dio mi sia testimone comunque decidiate oggi guarderò ancora con fiducia al mio scopo, diventare il miglior medico che il mondo abbia mai visto. Voi avete la facoltà di impedire che io mi laurei, potete impedirmi di ottenere il titolo, il camice bianco. Ma non potete controllare il mio spirito, non potete impedirmi di apprendere, non potete impedirmi di studiare…."

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